mercoledì 19 settembre 2007

At The Stake: 24 anni di roghi musicali made in Melvins

I Melvins sono senza dubbio una delle band più bizzarre, imprevedibili e controverse mai apparse sulle scene. Il vocalist/chitarrista Roger "King Buzzo" Osbourne, il fondatore, è di certo uno strano personaggio: pressocchè privo di qualità canore, enorme chioma riccia sul capo, visibilmente sovrappeso. Nella formazione originale si affiancavano a Buzz, Mike Dillard alla batteria e Matt Lukin al basso. La loro carriera inizia nel 1983 nei dintorni di Seattle, con l'incisione dei primi demo, caratterizzati per lo più da un sound hardcore, molto legato al punk degli ultimi '70 (Germs docent): riff di 3 accordi, batteria veloce, giri di basso monotonali.

01. Melvins - (Pencil)
02. Melvins - Forgotten Principles

Nel 1984, Dillard abbandona la band. Gli subentra Dale Crover, batterista dalle capacità immense che darà un contributo decisivo al sound della band e insieme a King Buzzo, rimane nel nucleo della formazione fino ad oggi. Primo lavoro discografico fu "6 Songs" pubblicato nel 1986. Nel dicembre dello stesso anno fu pubblicato il primo LP "Gluey Porch Treatments" che era caratterizzato da ritmi più lenti e ossessivi e batteria decisamente più dura rispetto ai primi demos, con incursioni frequenti nell'hardcore.

03. Melvins - Echo/Don't Piece Me
04. Melvins - Gluey Porch Treatments
05. Melvins - Bitten Into Sympathy

Nel 1989, il bassista Lukin lasciò la band per entrare nei Mudhoney. Da quel momento in poi molti furono i bassisti che si affiancarono a Buzz e Crover nella band: Lori Black (1987-1991, 1993), Joe Preston (1991-1992), Mark Deutrom (1993-1998), Kevin Rutmanis (1998-2005) e Jared Warren (2006).Con Lori Black i Melvins incisero il loro secondo album: "OZMA". Questo LP amplifica le modifiche del sound già anticipate in "Gluey Porch Treatments", portando i ritmi ad una lentezza esasperante, resa ancora più greve dall'estendersi delle parti non cantate e da una pesantissima e ripetitiva chitarra doom, che molto richiama i Black Sabbath.

06. Melvins - Kool Legged
07. Melvins - Revulsion/We Reach

Nel 1991 fu ultimato e pubblicato "Bullhead" che terminerà lo sviluppo del sound prima descritto, completandolo con un deciso allungamento di alcuni brani.

08. Melvins - Boris
09. Melvins - Your Blessened

Di ritorno dal tour europeo, i Melvins registrarono l'EP "Eggnog" che comincia a delineare la tipica tracklist e la sonorità che acquisirà la band nei primi anni '90: canzoni di durata media, dal sound duro e veloce seguite da una track di coda che supera quasi sempre i 10 minuti, in cui si riaffaccia il sound doom affiancato ora da qualche campionatura noise.

10. Melvins - Antitoxidote "Pigs Don't Let It."
11. Melvins - Charmicarmicat "Bastards"

Dopo Eggnog, fu la volta di 3 EP consecutivi e complementari, pubblicati nel '92. Si tratta di "King Buzzo", "Dale Crover" e "Joe Preston" (i nomi dei componenti della band) per un totale di 11 brani. "King Buzzo" (4 tracce) è molto eterogeneo nel sound: si passa da un grunge potente ad un sound elettronico campionato. "Dale Crover" (4 tracce) invece è connotato da un sound abbastanza heavy, più distorto ma essenzialmente grunge. L'EP più "atipico" risulta essere "Joe Preston": le 3 tracce che lo compongono sono caratterizzate principalmente da campionature e distorsioni noise; nel primo pezzo addirittura, si ascolta un accompagnamento ambient, con suoni e voci di sottofondo molto disturbate e l'ultimo pezzo (Hands First Flower) è un colosso di noise elettronico di 23 minuti.

12. Melvins - Isabella (King Buzzo)
13. Melvins - Porg (King Buzzo)
14. Melvins - Hex Me (Dale Crover)
15. Melvins - The Eagle Has Landed (Joe Preston)
16. Melvins - Hands First Flower (Joe Preston)

Sempre nel 1992, fu registrato e prodotto (in poco più di una settimana) "Lysol", conosciuto negli USA come Self-Named. "Lysol" è uno degli album più ostili della discografia dei Melvins: i primi 25 minuti (3 tracce) sono un calderone di noise e distorsioni, intervallate da una marcia simil-militare fatta di rullo di tamburi che introdurrà gli ultimi due pezzi, molto vicini al sound abituale.

17. Melvins - Roman Bird Dog
18. Melvins - The Ballad of Dwight Frye

Con il fenomeno "Nevermind" dei Nirvana, anche i Melvins poterono godere di un certo successo, tant'è che furono ingaggiati dalla Atlantic. Il periodo "Atlantic" dei Melvins comprende 3 LP in totale: "Houdini" (1994), "Stoner Witch" (1995) e "Stag" (1996). Tra il primo e il secondo si colloca "Prick" (1994), album pubblicato sotto lo pseudonimo di SNIVLEM (la Atlantic proibì la pubblicazione di album senza autorizzazione) con la Amphetamine Reptile. Gli album con la major sono caratterizzati da un sound duro, ma molto più easy, che si avvicina parecchio agli standard del metal e dello stoner rock del tempo. Frequenti però sono i richiami al passato non troppo lontano ed è forte la tentazione di sperimentare qualcosa di nuovo, sopratutto in "Stag". "Prick" invece è un altro degli album "difficili" della band, con sperimentazioni elettroniche e noise campionati (anche registrati dal vivo) che pervadono l'intero LP e si miscelano al sound doom di inizio decennio, sfociando spesso in ironici Non-sense: è l'esempio di "Pure Digital Silence" in cui si può ascoltare solo la voce rauca di un vecchio che esclama: -And now, for your listening pleasure, a few moments of pure digital silence...- seguita da 90 secondi di silenzio assoluto.

19. Melvins - Honey Bucket (Houdini)
20. Melvins - Chief ten Beers (Prick)
21. Melvins - At The Stake (Stoner Witch)
22. Melvins - Bar-X-The Rocking M (Stag)

Siamo nel 1997 e i Melvins, scaricati dalla Atlantic, registrano "Honky", LP dalle sonorità molto oscure e lente, penetranti, a volte sordide, intervallate solo da un paio di pezzi (peraltro brevissimi, rispetto alla durata media delle altre tracce) in linea con la "tradizione" ed altri in cui aumenta la sperimentazione elettronica.

23. Melvins - They All Must Be Slaughtered
24. Melvins - How --++--

Tra il 1999 e il 2000 i Melvins incidono tre album, noti ai più come La Trilogia: "The Maggot", "The Bootlicker" e "The Crybaby". Questi LP sono molto differenti l'uno dall'altro, ma la loro produzione (cronologicamente ravvicinata), li rende organicamente simili. "The Maggot" (album preferito in assoluto da chi vi scrive) è un tripudio di sludge alla vecchia maniera reso ancora più potente da un Dale Crover in forma splendida; spettacolare la parentesi prog-grunge con "The Green Manalishi" (cover dei Judas Priest) e veramente riuscite le oramai tipiche incursioni nel noise sperimentale. Pezzo di coda da annoverare tra i capolavori della band. "The Bootlicker" è un album che richiama molto "Honky" per le atmosfere tetre e i sound rallentati, ma la vena elettronica è molto più accentuata in alcuni pezzi. Non di rado però, le sonorità sfociano su un hard rock blueseggiante. Ultimo della trilogia, "The Crybaby", è un album tributo in cui i Melvins si cimentano in pezzi di vari artisti, collaborando con gli stessi autori dei brani proposti e con altre figure di rilievo nel panorama rock dell'epoca: partecipano all'inicisione del disco i Tool, Mike Patton (proprietario dell'Ipecac Records che li aveva da poco assoldati), i bluesmen Hank Williams III e Henry Bogdan con cui "duettano" in due pezzi dall'indiscutibile sapore country, i Foetus (bellissimo il pezzo "Mine is no Disgrace"). Sonorità tipicamente industrial-rock, derivanti dalla fusione del loro sludge con le sperimentazioni noise. Piccola particolarità: alla fine dell'ultima track di "The Maggot" (See How Pretty, See How Smart) si può ascoltare un pezzo che richiama il primo brano di "The Bootlicker" (Toy) e nell'ultimo pezzo di questo LP (Prig) c'è un richiamo alla prima traccia di "The Crybaby" (Smells Like Teen Spirit), questo per sottolineare la continuità dei tre LP, quasi a formarne uno solo.

25. Melvins - The Green Manalishi (With The Two Pronged Crown) (The Maggot)
26. Melvins - Toy (The Bootlicker)
27. Melvins, Hank Williams III & Henry Bogdan - Okie Form Muskogee (The Crybaby)

Nel 2001 e nel 2002 i Melvins danno alla luce due LP "anomali": primo in ordine cronologico è "Electroretard", album per fans e appassionati, in cui la band rivisita alcuni loro pezzi in chiave elettronica, con sintetizzatori e campionature molto spinte. L'LP comincia con un brano alla rovescia (la vecchia Revolve da "Stoner Witch") e prosegue con un'ottima cover dei Wipers (Youth Of America), ancora in chiave hard rock, spingendosi poi nei remix dei propri pezzi (accompagnati dalla dicitura [NEW AND IMPROVED]). Due sono gli inediti. Secondo album di inizio millennio è "Hostile Ambient Takeover" che ripresenta la forma "classica" lanciata con "Eggnog": pezzi di media lunghezza e duri (con tantissime venature noise), seguiti dal mastodontico brano di coda (quasi 16 minuti), traboccante di campionature.

28. Melvins - Revolve (New and improved) (Electroretard)
29. Melvins - The Brain Center At Whipples (Hostile Ambient Takeover)

Da quest'ultimo LP, comincia per i Melvins una serie di collaborazioni, fino al 2005) che li porteranno ad incidere diversi album, non tutti di grande pregio: "Millennium Monsterwork 2000 (live)" (con i Fantômas nel 2002), "Pigs of the Roman Empire" (con i Lustmord nel 2004), "Never Breathe What You Can't See" (con Jello Biafra, ex frontman dei Dead Kennedys, alla voce) e "Sieg Howdy!" (sempre con Biafra nel 2005). Ultima fatica in studio per i Melvins è stato "(A) Senile Animal", album in cui i due membri della band Big Business, entrano a far parte della formazione dei Melvins, collaborando con Buzzo e Crover. Il sound di quest'album è molto duro, caratterizzato principalmente dalla doppia batteria (Dale Crover - Coady Willis) e dalle distorsioni di chitarra molto simili in tutta la tracklist. Il risultato non è di sicuro uno dei capolavori della band, ma resta comunque un buon esempio di grunge del nuovo millennio.

30. Melvins - You've Never Been Right

Con quest'ultimo brano si chiude questo mastodontico intervento/playlist in cui ho provato a far conoscere il mondo dei Melvins in (quasi) tutte le sue sfaccettature. Di sicuro, le 30 tracce a disposizione per questa monografia, sono un grande limite per una band variegata come i Melvins, ma ho cercato di essere quanto più esauriente possibile. Mio malgrado ho dovuto tralasciare la sterminata produzione di album live (di cui cito solo il fenomenale "Colossus Of Destiny", un'unica track di 60 minuti, delirio di campionature, distorsioni e noise allo stato puro) e buona parte della produzione in studio che consisteva in compilation di varia natura, EP e loro b-sides e molti "EP split" celebri (Nirvana e Mudhoney per citarne alcuni).

Grazie della cortese attenzione... ci sarà voluto un botto di coraggio per arrivare a leggere fin quaggiù!

a presto!
taldeital.

2 commenti:

Panzè ha detto...

miiiii taldè!!!!
una introduzione sistematica...efficiente... luuuuunga luuunga!

sè proprio bbbbravo!!!! ^^

w il Taldè...


The Panz

A' Jammona a Ciato ha detto...

pant pant.. puff.. eeh!! finalmente!! scusa se mi sono fatta attendere, ma ci ho messo un po' a leggere tutto e a sentire tutte le tracce.. e.. e.. UAU *__*

come ti ho detto già su msn, sembra di guardare un documentario.. scrivi in uno stile molto coinvolgente, e questo documento trasuda di passione. *______*

ci voleva un aggiornamento, e anche se ti sei fatto attendere ne è valsa decisamente la pena ;) alla prossima :**

Donny