Diciamolo, le rappresentazioni a nostra disposizione circa la figura dei filosofi sono un po' povere, un po' fuorvianti. Tra le giacche di tweed, le pipe fumate in poltrona da un lato e dall'altro le gambe incrociate su un prato, con Zarathustra in una mano e un bombozzo nell'altra c'è qualcos'altro, un qualcosa che eccede. Alla comodità di queste due immagini stereotipiche sfugge la realtà delle cose, ossia tutti quei filosofi e quelle filosofe che occupano lo spazio intermedio tra la fase della maria e quella del tabacco da pipa. Insomma, quelli e quelle come me.
Noi filosofi reali siamo un pò così, teneramente sfigatelli. Potrei dire dei nerd, ma così facendo non renderei giustizia a quanti di noi sono attualmente così nerd da non sapere cosa significhi questa parola. E, neanche a dirlo, abbiamo dei gusti musicali assolutamente eccellenti.
In quanto filosofa, ex musicista e autrice di playlist strampalate rendo dunque omaggio alla mia categoria con un post tutto dedicato a quelle canzoni che pur essendo assolutamente compiute su un piano estetico e musicale, rimandano, racchiudono, sintetizzano alcuni dei grandi concetti filosofici. Una specie di antologia filosofica a base di pop-rock.
Olè.
Questa playlist parla di droghe, si, ma solo in modo accidentale. In realtà potrebbe parlare della voglia di bomba alla crema delle quattro del mattino, delle sigarette fumate sotto al diluvio mentre i tuoi amici sono al caldo dentro al pub, delle dita nel naso dei bambini, dei GDR, delle magliette del Dr. Cooper, del TROLOLO; si potrebbe parlare delle reazioni di Beathoven davanti ad un libro polveroso, o di quelle reazioni della Panzè davanti a un barattolo di burro d'arachidi...o di molte altre cose ancora. Ma su queste cose, lo sappiamo, ci hanno scritto su pochissime canzoni. ... Certo, c'era almeno la possibilità di inserire “Il ballo del qua qua” per chi si sballa con le (pa)pere, ma forse sarebbe stato troppo, poi sarebbe stato facile dire: si parte con le amicizie sbagliate, si passa alle playlist, poi si arriva alle droghe pesanti.. è un tutt'uno. Ah voi, benpensanti! Voi, voi detrattori, voi che non sapete neanche guardare in faccia a questa società ormai in putrefazione: ecco! È per colpa vostra che non c'è “Il ballo del qua qua”, troppo sovversiva, troppo malata, troppo disperata...ed infondo è Natale, con tutto il bianco suo candor..neve!
Quando si va ad un concerto indie, ci si aspetta sempre di vedere tanti, tanti, tanti altri come noi. Occhialoni, pois, camicie a quadri. Entri nel locale e ti aspetti di esser sommerso dalla rassicurante collezione autunno-inverno di H&M, di cui sapresti riconoscere le etichette a 10 metri di distanza. E quando non è così ti senti un po' spaesato, privato del tuo popolo. E insomma, a volte ti capita di andare ad un concerto indie e trovarci dentro nemmeno 30 persone, che attendono alla transenna, neanche ci fosse la ressa per la prima fila. E lì, dopo un iniziale spaesamento pensi: “Minchia, questo concerto è indie per davvero”. E ci si sente ancora più fighi. Insomma, all'orario d'inizio al concerto dei Mystery Jets eravamo veramente in pochi. Ma i ritardi esistono per questo. E l'attesa, in alcuni casi, diventa un obbligo morale. Ma quando la musica del Circolo degli Artisti tace e le luci si spengono saremmo già un'ottantina. Faretti blu e intro con campionatura stellare, e i muri fumosi del locale si riempiono di acerbi gridolini. Eggià, perchè in un pubblico di poco più che ventenni, la sottoscritta, con i suoi reumatici 25 anni, risaltava come membro della categoria Senior. Entrano tutti, i Mystery Jets. Blaine Harrison, ora nel suo periodo mod-psichedelico spettinato, campeggia in mezzo al palco, seduto. Abbandonato il look alla Edward mani di forbice, con i capelli ormai biondi, fitti e fini che gli coprono il viso, saluta. Le sue mani ossute e sgraziate risaltano sul bianco della sua Stratocaster. Comincia il concerto. Alice Spring inonda il pubblico con i suoi coretti ben modulati, mentre Kai Fish suona il basso in piedi sulla batteria, tenerissimo nella sua camicetta fantasia. Le ragazze esplodono, i ragazzi poco più che ventenni si dimenano, ispirati come da un pizzico di tarantola. E io li, al muro, con le mani in tasca li studio. Mi sono fatta vecchia. Poi da lì, un crescendo: Lady Grey, Serotonin, Young Love (un'ottava più bassa), sulle note della quali mi scongelo anch'io. William Rees, vestito da Rino Gaetano, sempre più stempiato, contrasta con l'immagine degli zuccherosi adolescenti che colorano il pubblico. Suda da morire, ma, non c'è che dire...dimostra di sapere il fatto suo. Una ragazza davanti a me commenta “uguali uguali all'album”, con fare soddisfatto. Blaine suona con un asciugamanino da bidet in testa, umido del sudore del suo viso. E ancora, i pezzi si accavallano l'uno sull'altro: The Girl is Gone, Melt, Flash a Hungry Smile, Hideaway, Show me the Light. Poi c'è Two Doors Down, e tutti cominciamo a ballare come fossero gli anni 80. Il concerto continua così, tutto d'un fiato. I Mystery Jets scoppiettano come una caramella alla Soda e hanno il sapore dolce ed amarognolo di un ghiacciolo al lime. Staresti ad ascoltarli per ore. Ma poi il concerto si interrompe. Si esce di scena per rientrare dopo pochissimo, come non riuscissero a staccarsi veramente da noi. Prima di ricominciare a suonare, il momento del compleanno. A quanto pare, ad ogni concerto a cui ultimamente mi capita di andare, c'è qualcuno che deve essere festeggiato. Una povera ragazza viene strappata al pubblico e piazzata davanti al microfono; noncuranti delle più importanti reazioni psicologiche ed emotive, i Mystery Jets le chiedono di cantare Happy Birthday to You. Col Cavolo, dico io. Col Cavolo, dice lei, mentre irretita li guarda. Il pubblico la soccorre: e tutti cantiamo in italiano, Tanti auguri a te. (A te che non abbiamo nemmeno capito chi sei, però vabbè...) Durante il bis, i pezzi da combattimento, quelli che aspettavamo tutti, quelli che due tre metri più in là dei ragazzi stavano chiedendo dall'inizio della serata. Ci sciogliamo tutti su Flakes che, anche se parla di una triste rottura, ci fa sentire tutti più innamorati. E scatta un unico bacio, che finisce solo sull'ultima nota. Dreaming of Another World è la più ululata della serata, coinvolge tutti, volenti o nolenti. E alla fine capisci che il concerto sta davvero per finire, che la serata è terminata, quando cominci a sentire le prime note di quel “tururù” che ti si mette in testa e non se ne va: Half in Love with Elizabeth. Escono di scena, sudati, sorridenti, sempre rivestiti di quell'aura innocente e giovane che smuoverebbe chiunque. E tu togli i piedi dal pavimento di bicchieri di birra vuoti e te ne vai , con meno pensieri, con un po' più di colore, più giovane di quando eri entrato.
Duetto: a) esecuzione strumental-vocale di coppia; b) nome comune dell'Alfa Romeo Spider, automobile di produzione italiana uscita dalle catene di montaggio tra il 1966 ed il 1993. Questa playlist è un Duetto, non nel senso dell’autovettura, ma nel senso di esecuzione congiunta. Avremmo potuto costruire anche una macchina, ma abbiamo scelto di buttarci sulla musica: ci pare più socialmente utile. O almeno a Panzè pare così, Beathoven non si oppone, mal gliene verrebbe. L’indifferenza è l’arma della maggioranza, sostiene con convinzione Panzè mentre scrivo, per cui diciamo anche che lei è la socia di maggioranza della playlist, l’artefice principale, il principale imputato, colei alla quale indirizzare le maledizioni in caso di scarso gradimento. Quel poco che c’è di buono io sottoscritto Beathoven ce lo inserii, strappando distratti consensi a Panzè.Come vedete il Duetto è un gioco di squadra.E alla fine la squadra mica te la scegli, è un po’ come i parenti, e a me è capitato così. Mentre scrivo Panzè mi guarda con sospetto, con astio, forse. Con intenzioni omicide, mi correggo. Mi minaccia con la mia stessa propria matita. Serviti pure della tastiera, allora, Panzè, a te la parola:Disarmata dall’introduzione del mio malcapitato compagno di stesura, che comprendo ma non compiango, con autorevolezza mi impadronisco del suo computer. Ora, se è vero che questa strana coppia, ahimè per i due autori, è nata dal caso e non da una scelta (almeno a quanto sostiene lui) è ancor più vero che di solito, nella vita “vera” i duetti nascono da un accordo, da un’intrinseca affinità, per lo meno vocale. Le collaborazioni che proponiamo, dunque, sono un po’ meno malcapitate della nostra. Si basano su una scelta consapevole e su un grande affiatamento. Io e Beathoven, invece, ci odiamo. Sia assolutamente chiaro.
Se c'è qualcosa in cui mi è facilmente attribuibile un primato, quella è la capacità di essere sempre fuori tempo. Negli ascolti, nei gusti, nel modo di vestire, quello è evidente. Ma in realtà mi riferisco a qualcosa di più ampio, una sorta di anacronismo congenito e sistematico che si riversa in ogni frase, pensiero, azione. In poche parole, mai che azzecchi il momento giusto. In quanto guru della figura meschina e regina del fuori tempo massimo, dall'alto della mia esperienza mi sento di proporvi una lista di dieci canzoni da evitare in dieci momenti chiave. Così, tanto per preservarvi dalla noiosa constatazione di aver sbagliato momento. Perché, a volte, una canzone giusta al momento sbagliato può creare davvero situazioni pericolosamente imbarazzanti.
Da evitare...
01. ...poco prima di sedersi a fare un esame (o in situazioni in cui sia necessario non farsi prendere dall'ansia) 02. ...al vostro primo appuntamento con qualcuno (o qualcuna) 03. … al vostro risveglio, la mattina di un appuntamento importante 04. … se siete appena stati lasciati 05. ...se volete dedicare una canzone alla vostra ragazza, pensatrice di genere e/o teorica femminista 06. ... se vi scappa pipì, ma la situazione impone che vi tratteniate 07. ...come suoneria del cellulare, se lavorate in un asilo ed è l'ora del pisolino 08. ...se siete bloccati nel traffico sulla tangenziale da ALMENO 4 ore 09. ... in chiesa/ad una conferenza/alla vostra cerimonia di consacrazione a cavaliere della tavola rotonda (in ogni caso, ogni volta che sia sconsigliabile accennare balli e dondolamenti glutei vari) 10. ...se spesso vi ritrovate davanti ai cancelli di un liceo, con un'impermeabile indosso
Qualche tempo fa, a dir la verità molto, veramente troppo tempo fa, una donna semplicemente fantastica (eh no, giuro che non esagero), parlando di musica con me attorno ad un tavolo e ad un bicchiere di vino, mi aveva chiesto quali fossero secondo me i pezzi ideali con cui crescere dei figli. Detta così, la questione sembrerebbe essere divertente quanto forse apparentemente superflua all'interno dell'immenso complesso di doveri educativi che un genitore si trova ad affrontare una volta mamma, una volta papà. Ma, fatevelo dire da chi è stata cresciuta solo a Disco, Motown e Queen: quello che passa per le orecchie di un bambino è veramente più importante di quanto sembri. Prendete me, per esempio. Ho dovuto fare tutto da sola, cercando (invano) di colmare le immense lacune culturali che i miei genitori discotecari mi avevano lasciato. Non mi ero mai posta la questione, se non quando, un giorno, cullando un bimbo in casa famiglia durante il mio servizio civile, avevo intransigentemente deciso che i miei figli si sarebbero addormentati su Run Run Fue Pa'l Norte degli Inti Illimani, per cui mi ci è voluto un po' di tempo per riflettere su questa playlist. Difficile coniugare orecchie e gusti da bambini e storia della musica, senza dubbio. Ed ecco cosa ne è venuto fuori.
Che oggi sia un giorno diverso dagli altri hanno provato ad inculcarcelo fin da quando eravamo bambini, quando tra una puntata di Hello Spank e una dei Puffi tentavano di farci comprendere che giorno ideale fosse questo per comprare un tubo di cioccolatini avvolti in una carta stellata simil-stagnola. Alle elementari, febbraio era il mese in cui ti aspettavi di veder realizzate le aspettative che le puntate dei tuoi cartoni e telefilm preferiti, realizzate ad hoc per il 14 febbraio degli anni prima, avevano creato nei tuoi sogni di bimba; invece ogni anno te ne tornavi semplicemente a casa, come fosse stato un giorno normale. E' passato un bel pò di tempo dalle mie infelici elementari, ed ora che sono grande ed ho trovato con chi passare questa giornata, mi sono accorta che in realtà stamattina non mi sono svegliata su nessuna nuvola rosa, non sto camminando tra i fiori, e non ho nessuna voglia di cantare alla finestra canzoni d'amore assieme a pettirossi e colombe bianche, niente. O meglio, niente che non mi capiti anche durante il resto dell'anno. Per cui forse alle elementari avevo intuito giusto. Non c'è niente di diverso nella sveglia del 14 febbraio.
C'è dunque bisogno di un pò di ironia per decostruire il falso mito di San Valentino.
Ci ho pensato, ripensato, pensato di nuovo. Ecco l'idea.
Una lettera d'amore. Ok...sai che novità!
Una lettera d'amore...musicale!!! Mmmm...no, ancora non ci siamo.
Una lettera d'amore dai testi discordanti, senza senso, ma sincera.
Meglio un monologo, una dichiarazione, un dialogo amoroso...
Beh leggete in sequenza i titoli della Playlist!!!
(da interpretare con intonazione drammatica e facendo attenzione alle giuste pause)
(Scena: Al tramonto, in un viale asfaltato silenzioso e deserto. In lontananza si intravedono delle colline verdi e lussureggianti. Elenore e Jack si trovano l'uno davanti all'altro, in mezzo al viale. Non si riesce a sentire cosa dicono. Ad un tratto lei gli volta le spalle. Jack: "Elenore, non andartene assieme a questo sole che scompare..." Silenzio. "Ecco tu, sei così fantastica. Io non voglio altro che te, tutto il giorno, tutta la notte." Silenzio, Elenore non si gira. Jack deglutisce, poi riprende fiato: "Voglio sentire cos'hai da dirmi. No, non guardare da un'altra parte. " Silenzio. "Ma dico, ce l'hai un'anima???". Jack china la testa, si guarda la punta delle scarpe poi mormora: "Sii gentile con me...". Elenore non si muove, non dice niente, sospira. Poi alza la testa e fa per andarsene. Jack: "Io terrò duro, lo sai. Insisterò fintanto che riuscirò a vedere la luce. Niente potrà fermarmi!!!! Hai capito?" Le mette una mano sulla spalla mentre lei si allontana. "Apri gli occhi Elenore, io ti amo..." Elenore cambia espressione, meravigliata si gira e getta le braccia al collo di Jack. I due si baciano, mentre il sole scompare dalla scena. Fine)
Ho una caratteristica, è inevitabile. Quell’inaggirabile partire da sé che fa delle mie playlists un ascolto dell’esperienza, tremendamente radicato nel concreto, forse poco evocativo, ma sicuramente testato su pelle. Bene, partiamo da me per arrivare ad una questione che so, presumo, spero, essere umanamente condivisa. Io ho problema, grande. E nei giorni di primo inverno questo problema si fa tremendamente consistente, ma so che più o meno si è tutti sulla stessa barca. Il tepore, il calore, la sicurezza uterina di un piumone. La sveglia, la luce bianca che filtra dalle finestre, i piedi freddi sul pavimento. Un salto qualitativo a volte troppo impegnativo, a cui io non riesco a provvedere il 99% delle volte. Ed ecco che le mie giornate si fanno frenetiche, fuori orario, tremendamente sballate, per colpa di un’ora in più nel tepore. Ma non dipende da me. Semplicemente, mi riaddormento. Occorre escogitare un modo, un’alternativa soft che eviti il trauma del passaggio alla postura eretta, che mi faccia uscire naturalmente dal mio bozzolo. Ho provato in tutti i modi, ne ha funzionato solo uno. Eccolo qua, per me e per tutte quelle anime in pena che non possono fare a meno di indugiare sotto il piumone. Una playlist necessariamente breve, per non cadere in surrogatori circoli viziosi.
Il primo ottobre è una scadenza davanti alla quale difficilmente si riesce a rimanere indifferenti. Segnala con sicurezza una cosa, che l’autunno è arrivato, e implicitamente te ne ricorda un’altra, i primi giorni dell’anno sui banchi di scuola. Eh già, perché quando sei al liceo, quelle ultime due settimane di settembre sono ancora intrise del relax estivo, degli odori della prima mattina, odori che era da inizio giugno che non si sentivano (prima che la sveglia venisse abolita dalle consuetudini giornaliere); riconoscere i volti abbronzati dei tuoi vicini di banco, rientrare nello spirito giusto per far fronte alle facce insopportabili – nonostante il colorito – di alcuni tuoi compagni di classe… Insomma, settembre è un mese di rodaggio. Ottobre, con ottobre si che si torna a scuola sul serio. E così era almeno per me, donna diesel per eccellenza. Beh, che dire. Ormai ci siamo, un nuovo anno scolastico, almeno per quei giovincelli che non sono appena usciti da una straziante sessione d’esami, come la sottoscritta. Dato che le sensazioni dei primi giorni di scuola sono qualcosa che si rimpiangerà persino al novantesimo anno d’età (e io, che ne ho 24, mi sto già allenando alle lamentazioni geriatriche), cercheremo di porre enfasi proprio su questo. Scuola e Nostalgia. Ma che bel connubio. Ma come renderlo perfettamente, se non con una playlist che sposta la nostra nostalgia indietro di almeno 40-50 anni? Infilatevi la giacca della squadra di football della vostra scuola, stringete bene i lacci alle vostre saddle shoes e via, libri sotto braccio verso la fermata dello scuolabus. In aula, mi raccomando, niente palloncini con la bubblegum e spegnete i cellulari…ah no, quelli no, ancora non c’erano.
Ed eccovi là, in pieno luglio, chini sui libri, madidi di sudore, con le mani umidicce e sporche di tempera di matita che imbrattano gli angoli del vostro libro. Sofferenza pura, non c'è che dire. Ma chi crede che tale visione possa suscitar pietà, ben si sbaglia. La vostra stanchezza, i vostri appunti sparsi per terra, le vostre occhiaie, non potranno intenerirmi; eravate sicuri che le lezioni fossero terminate a giugno, che ora vi toccasse solo studiare, che fosse giunto il momento di turarvi le orecchie per concentrarvi su quello che vi sareste costretti a tenere sotto i vostri occhi. E invece no. Le lezioni sono tutt'altro che finite. D'altronde, ci sono orecchie che non vanno mai in vacanza.
Prendete posto, svuotate la mente, e aprite il libro a pagina 132.
Cap. II This is the british way of life.
(mi auguro che vi siate preparati adeguatamente, con uno sguardo alle lezioni precedenti e con una bella rispolverata alla lingua)
Ebbene, che dire... Brit Pop, di questo si parla. Il suono vibrante della sporca, sporchissima Inghilterra di inizio anni 90. Mentre in America imperversava il grunge, gli anglosassoni si davano da fare con nuove, nuovissime sonorità, legate alle proprie radici anni 60 e 70, mod e garage, ma con una strizzata d'occhio alle recenti esperienze della new wave e del post punk...
Aaaahh... ma che parlo a fare, già state sbadigliando!!!
Menzione Speciale. Anche se fuori tempo massimo, egli è figlio diretto dell'esperienza del Brit Pop, massimo esponente della sua sopravvivenza nel XXI secolo. Come non riservare una menzione speciale a Graham Coxon, ex chitarrista e anima dei Blur (nonchè uomo della mia vita da quando avevo 12 anni)??
Composizione: Integratore giornaliero a base di succo di mela, di polpa di mela, di buccia di mela. Forma farmaceutica: 7 compresse da 100 mg Indicazioni terapeutiche:Il principio attivo di base di proverbirinix è indicato per il trattamento di qualsiasi stato medico. La sua azione infatti costituisce un'ulteriore difesa dai malanni più comuni e un solido alleato nella cura delle patologie più specifiche. Posologia:Una volta al giorno, per sette giorni. Tutti i giorni. Controindicazioni e effetti collaterali: L'assunzione metodica e ponderata del principio attivo non comporta effetti indesirati da considerarsi gravi. In alcuni casi si è constatato a livello medico la tendenza ad una diuresi frequente e di considerevoli mutamenti quantitativi nell'espletamento dei propri bisogni corporei.
Spengo la mente. Mi rilasso. Mi lascio andare. Questo non è morire. Per me, questo è essere. Io posso farlo sempre, in ogni modo possibile. Posso lasciare scorrere i miei pensieri e fare in modo che seguano il flusso disordinato della folla. Lo faccio anche ora. Ora che sono qui, immobile, tra la gente. Qualcuno mi dà una gomitata, qualcuno l’ha già fatto, qualcun altro non si accorge neanche che sono qui, avvolto nel mio cappotto. In realtà ho ritagliato uno spazio privato in luogo pubblico, che ha per perimetro la somma della lunghezza dei miei piedi e nel quale posso fumare tranquillamente la mia sigaretta senza filtro. Sono in uno spazio protetto che nessuno sognerebbe mai di violare. È così che partorisco la maggior parte dei miei testi. Lascio che tutte le sensazioni confluiscano in un momento soltanto, un momento che può durare all’incirca quattro minuti e venticinque secondi. Fumo davvero lentamente, ma nel contesto ci sta benissimo. Io non ho fretta: perché dovrei averne?
Ovvero: come attirare la vostra attenzione grazie ad una semplice parola altisonante. Ammettetelo, siete prevedibili.Ad ogni modo, strategie di marketing a parte, veniamo al punto. Tra le tante parolone pseudo intellettuali che potevano venirmi in mente per fare pubblicità al mio post, questa, innegabilmente, era la più idonea all’intento che questa playlist viene a prefiggersi. Tra tutti gli stereotipi, dogmi assodati, clichè banalizzati, uno solo riesce a volare talmente basso da poter far diventare furiosa di rabbia persino una carmelitana scalza (ormai le carmelitane scalze sono il mio leitmotiv del mese): l’asserto profondamente sessista per cui i la totalità dei rapporti intrattenuti all’interno dell’universo femminile altro non siano – sotto diverse sfumature e gradazioni -che espressione di una incontrollabile competizione, invidia, agonismo intellettual-estetico. Ebbè, io dico no. Io mi oppongo a questo schiacciamento dei rapporti donna-donna, e in nome dell’eguaglianza proclamo il mio intento di decostruzione filosofico-morale di qualsivoglia pregiudizio infondato. Mi innalzo a paladina degli studi di genere e alla facciaccia della Carfagna io dico: le femmine collaborano, eccome.E lo fanno anche decisamente bene. Guardate un po’ qua sotto.
Ecco pronta la playlist della prima edizione di Collaborative PlayLeast! La playlist può essere ascoltata per intero tramite il player in alto a destra della home page e rimarrà disponibile ancora per qualche tempo... intanto, lo Staff coglie l'occasione per ringraziare tutti gli utenti che hanno contribuito e partecipato... arrivederci alla prossima edizione!
Ok, concordo con voi. C’era da aspettarselo. Eravate tutti lì, voi milioni di miliardi di utenti, a chiedervelo. “Non l’hanno ancora messa su?”, no. Strano. Vi abbiamo fatto penare, ma alla fine, come da copione, la playlist di natale è sopraggiunta. Per un attimo, sono stata tentata di mettere su quella ispirata al pollo con i peperoni che si mangia di solito in spiaggia a ferragosto. Ma poi ho pensato, perché abbandonarci tutti ai jingle delle fantastiche pubblicità natalizie di sky? Pasquale sarà pure fantastico, ma non si può canticchiare una sola canzone dal 21 dicembre al 6 gennaio.*(Salvo in rari casi patologici di ossessione musicale, un tunnel dal quale entro e riesco come fossi un piccolo ago nelle mani di una giovane confezionatrice di pashmine) Ed eccola qua, la playlist di natale, per farvi fischiettare tutti davanti al camino, berretto di lana ben calcato sulla fronte e cosciotto d’abbacchio nella mano destra. Che altro dire… Buon Natale!!!
A grande richiesta della pura fantasia dell’autrice sottoscritta, eccoci di ritorno in questi lidi musicherecci al fin di orientare le vostre pratiche quotidiane e non (sarete mica scappati di casa PER DAVVERO?) verso una piacevole e funzionale colonna sonora. Dacchè è passato del tempo dalla nostra ultima lezione di lingua e pronuncia, proporrei di accantonare, anche se solo MOMENTANEAMENTE, le playlist della sottoscritta volte ad alleviare fastidiosi disturbi di salute causati da mancanza di zuccheri, nonché quelle che rimandano alla rubrica “come si faceva una volta” (che, purtroppo per voi, tornerà presto, MOLTO PRESTO). Si torna alle lingue, dunque. Ora che la nostra lezione pronuncia s’è dimostrata oltremodo efficace nel farci sembrare degli operai portuali dei sobborghi inglesi, direi che è giunto il momento di cambiare target. Il Cockney farà pure figo, ma non vi farà di certo rimorchiare. A prescindere dagli esiti effettivi del corso, quale cosa al mondo può farvi sentire (a voi) più sexy di una perfetta R rutilante? Le donne vi cadranno ai piedi, persino se portate le Geox. Almeno questo vi parrà. Orsù dunque, preparatevi a una nuova lezione di pronuncia della Prof. Panzè, che per imparare a dire bene Très Bien ci ha messo un mese e mezzo!
Sucrettin 500 mg compresse. Composizione: una compressa contiene Principio attivo: zucchero Eccipienti: miele, mannosio, fruttosio, glucosio. Forma farmaceutica: 5 compresse da 100 mg Indicazioni terapeutiche: Trattamento sintomatico di ipoglicemia, svenimenti, cali di zuccheri e ogni manifestazione sintomatica che accenni a mancanza di glucosio nel liquido sanguigno. Controindicazioni: Se assunto in dose massicce e per un lungo periodo di tempi Sucrettin può causare disturbi riconducibili al diabete. Effetti collaterali: Pupille dilatate, iperattività, eccessive effusioni verso il prossimo.
Premessa alla premessa: sarò sincera con voi, trovare il coraggio di scrivere la premessa di questa playlist è stata impresa oltremodo ardua. Nonostante la playlist pronta, ho indugiato per oltre una settimana in attesa dell’ispirazione; ho persino chiesto a Rob Gordon di scriverla al posto mio, ma lui era persino meno ispirato di me. Che dire, scusate il ritardo… ma le intenzioni erano buone. Detto questo, mettiamoci al lavoro. La mia playlist ripropone, come al solito, una sorta di tuffo nel passato. “E che palle Panz” direte voi. Ma io so fare solo questo. Ad ogni modo, stavolta si torna indietro non necessariamente solo con le orecchie, ma con tutta la testa. Nuovi assunti metodologici, relativismi diacronici e nuovi -ossia vecchi- modi di approccio al reale (ma che sto dicendo?). Vabbè, bando alle fandonie e ai paroloni. Semplicemente… ecco a voi la nuova serie istruttiva di playleast… vi annuncio con calore la prima puntata di…
“COME SI FACEVA UNA VOLTA?”
Puntata Pilota: I Giovani incompresi. Ebbè che dire… adolescenti problematici, soli, alienati, tristi, incompresi, ci sono sempre stati. Diciamocelo chiaro, prima di noi c’era la generazione X e prima della generazione X c’era la W e prima ancora c’era… vabbè abbiamo capito. Gli scontri generazionali, le incomprensioni tra coetanei, la solitudine, la voglia di scappare… insomma, non ci siamo inventati nulla. Questo si sapeva… però, noi, gggggiovini destrutturati dai media, frammentati fra varie pagine di internet, intercambiabili, tecnologici, innovativi… cosa avremmo fatto 30 anni fa, senza le nostre finestre di msn, senza i nostri blog, senza i forum??? Cosa avremmo fatto dopo aver beccato il nostro fratellino lentigginoso sghignazzare di gusto leggendo delle nostre sofferenze sul nostro diario una volta segreto??? Semplice… Saremmo scappati di casa.
Il vestititino simil vintage ordinato su ebay da una una grossa produzione in stock, vi sta decisamente un amore. Essì. Le ballerine comprate a 10 euro sulla bancarella vicino casa poi, che ve lo dico a fare. E quegli occhiali da sole a 5 euro comprati da H&M…che dire!? Davanti allo specchio fate davvero un figurone, vi sentite una Françoise Hardy del nuovo millennio (ah si, sapete pure chi è Françoise Hardy??? Ma complimenti!). Ma perché limitare il vostro autocompiacimento ad un immagine riflessa??? Apritevi al mondo, mostrate a tutti il vostro lato yè-yè, un po’ taroccato, ma comunque credibile. I vestiti sono ok, la pronuncia c’è (vedere il post “Be stylish, Be cockney” ), ora vi mancano solo le mosse giuste. Non sapete da dove iniziare??? Niente paura!!! Un bel corso accelerato di ballo Northern Soul è quello che fa per voi. Nulla di più semplice, mettete su la playlist propedeutica ideata appositamente dalla sottoscritta, guardate il video e… attenti ai soprammobili!!!!!!!!!!!!!
Sarà che è un bel pò che è arrivata la primavera… Sarà che son sbocciate le rose sul viale di casa mia… Sarà per il momento di melensaggine che colpisce le mammolette come me verso la fine di maggio… Sarà quel che sarà… Fatto sta che sono due settimane che come un idiota cammino nel sole primaverile con gli occhi socchiusi e un sorriso ebete stampato sulla faccia. Il sole tiepido che bacia i lineamenti, la luce calda che rende tutto arancione all’interno delle tue palpebre… la fila di macchine oltre il tuo marciapiede annulla con i suoi gas di scarico qualunque odore… eppure sei sicuro di sentire odore di fiori. Succede... Ora io non so se essere l’unica persona colpita da questo terribile morbo di deficienza di fine primavera. Che io lo sia o meno, ecco una playlist ultratestata (due settimane di rodaggio!) per accompagnare quei momenti. O magari aiutarvi nella vostra personale teofania di primavera suscitando in voi quelle stesse sensazioni che da due settimane attentano alla mia vita. (Camminare in strada ad occhi chiusi è da stupidi o da temerari - o da Panzè direbbe qualcuno -)
Ps: Si avvisa la gentile clientela che la playlist qui riproposta è soggetta a data di scadenza ed è dunque da consumarsi nel più breve tempo possibile. (e vorrei vedè…stiamo a giugno!).
PlayLeast "regala" delle playlist di ascolto personali con le relative "istruzioni per l'uso": ogni playlist potrà essere associata ad un particolare momento di una stagione, di una settimana, di un giorno, a speciali emozioni o a normalissime attività quotidiane. Con i consigli degli autori potrai arricchire ogni momento con musica e parole appropriate.
Cerca nella Cassetta la medicina che fa per te oppure usa la barra di ricerca inserendo il nome di un disturbo o di un malessere... noi abbiamo la musi-cura adatta! (Istruzioni)